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DUSTLAB (Distributed Ubiquitus Sensor Tecnology) nasce nel 2011 da un gruppo di ragazzi con competenze tecniche differenziate e provenienti da settori distinti (Università, CNR, industria) con l’obiettivo di sviluppare la conoscenza scientifico-tecnologica in modo partecipato, e di utilizzarla per fini sociali e di tutela/sviluppo sostenibile del territorio. DUSTLAB promuove la cultura della creatività, della progettualità e dell’innovazione per il progresso di una società basata sulla qualità della vita, sulla cooperazione e sulla giustizia sociale.

DUSTLAB sviluppa strumenti utili all’analisi e allo studio del territorio e raccoglie, elabora e analizza (data mining) grandi volumi di dati relativi all’ambiente e alle attività umane chiamando ogni singolo cittadino volontario a collaborare allo sviluppo dei propri progetti (crowdsourcing).

L’associazione si propone come realtà operante sul territorio, che conosce le problematiche ad esso connesse, ed è in grado di accompagnare gli enti locali  in un “percorso virtuoso” per migliorare la qualità della vita dei cittadini. I dati raccolti ed analizzati/interpretati dal punto di vista scientifico, sociale ed economico costituiscono il punto di partenza per comprendere lo stato di salute di un territorio.  L’associazione è autofinanziata e senza scopo di lucro.

Perché DUSTLab? Nel 2001 Kristofer S. J. Pister e il suo staff, all’Università di Berkeley (California) idearono il progetto “Smart Dust”, basato sulla dispersione nell’ambiente di dispositivi microscopici dotati di una relativa “intelligenza” (capacità di calcolo), di discrete capacità di comunicazione e di sofisticati sistemi di immagazzinamento dell’energia che conferivano loro la capacità di rimanere attivi per lungo tempo senza connessione ad una sorgente di alimentazione tradizionale. Lo scenario atteso con gli Smart Dust era un mondo disseminato di microscopici oggetti intelligenti connessi tra loro via radio ed immersi nell’ambiente a tal punto da non essere notati: erano i primi passi del “ubiquitous” o “disappearing” computing. Parte della innovatività di questa visione è il concetto di “disappearing”, che non si riferiva tanto alla miniaturizzazione spinta degli oggetti, quanto alla scomparsa della interazione cosciente tra uomo e macchina. Prendendo spunto da questo progetto, che si avvicina molto all’ambizione tecnologica dell’associazione, è stato ripreso il termine “DUST”, letto anche come acronimo del concetto inglese di “Distributed Ubiquitous Sensor Tecnology”, ovvero tecnologia di sensori ubiqua e distribuita nello spazio. Il suffisso “Lab” richiama invece lo spirito di base dell’associazione, che si propone come vero e proprio Laboratorio di idee.

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